Schiacciato sotto di me

prova sabato

Ti avevo detto quando sarei stato a casa solo, e tu con dolcezza sapendo che ero eccitatissimo il giorno prima mi hai dato un altro ordine, ma la tua magnanimità sta nel fatto che mi hai fatto godere.

Così il giorno della prova da rifare, mi sono trovato poco voglioso. Avevo già goduto tanto il giorno prima, perchè fare altro anche ora. Però sapevo che la punizione sarebbe stata la sua perdita.

Per cui arrivato a casa, mi sono spogliato nudo. Ho preso le scarpe e mi sono sdraiato. Stavolta in fondo al letto, come un porcellino, pensando che tu fosse li a sentire il mio piacere ma non a guardarmi.

Ho iniziato a premere il tacco e subito la mia erezione si è fatta grande. Il mio sesso era durissimo. Lo sentivo sotto la scarpa. Così non ho resistito. e ho dovuto toccarlo, la cosa incredibile è che ra duro come la roccia.

Non era mai stato così duro, sembrava un sasso, e così mi masturbato un po’. Ero eccitatissimo e ho guardato la sveglia pensando che fosse passato già un quarto d’ora e invece erano passati solo due minuti.

Così ho appoggiato la scarpa e ti ho sentita li accanto a me che mi dicevi.
“Fammi vedere come scopi una donna.”
Così, con la scarpa che schiacciava il mio sesso sulla pancia ho iniziato a muovermi velocemente. Per almeno 5 minuti. ma poi ti ho risentita che mi dicevi.
“Fermati, che fai non si scopa così velocemente, una donna va fatta godere piano.”
Ho preso la scarpa. ho schiacciato bene il mio sesso contro la pancia l’ho tirato in dietro, così d’averlo tiratissimo e e ho appoggiato il tacco alla base delle palle. Il testicoli facevano fatica a stare sotto la scarpa.

Non sentivo più il mio cazzo, il piacere si mischiava al dolore che provavo di quel tacco che mi premeva e tu di nuovo a parlarmi.
“Ora vedi come si fa godere lentamente una donna.”
E la scarpa piano si è mossa su e giù mentre il tacco premeva forte dentro di me. Mi sembrava passata un’eternità, avrei voluto godere, ma ho guardato l’orologio ed erano solo passati 10minuti. Così, per rallentare un po’ la pressione della scarpa l’ho alzata e ho preso in mano il mio cazzo e mi sono segato come un porco. Ho iniziato ad alternare la masturbazione con la scarpa con quella della mano anche perchè il tacco sulle palle mi faceva davvero male.

Con la mano posso muovermi meglio,ma la scarpa è un’altra cosa.

La pianta schiaccia il mio sesso e lo lascia scappellatissimo, i movimenti sono lenti, lentissimi,. ma il tacco lo schiaccio con forza contro le palle, mi fa male, ma godo come non mai.

Ho sentito arrivare l’orgasmo e nella testa dicevo di no. Sino a che ho sentito il mio cazzo pulsare sotto il tacco e li no ho fatto altro che premere forte sempre più forte. Ho aperto gli occhi e visto che erano trascorsi solo quindici minuti e tu volevi che durassi il doppio.

Ma quando ho rallentato la pressione della scarpa e del tacco ho sentito del seme che voleva uscire da me. Nella testa dicevo no. ma invece ecco di nuovo il mio fallimento. Un piccolissima quantità di sperma è uscita, ma solo qualche goccia.

Ero affranto e triste per quello che era successo, ma nello stesso tempo il mio sesso era ancora durissimo. Avevo ancora voglia, una voglia pazzesca e sentivo le mie palle ancora piene e pronte ad esplodere per espellere tutto il mio piacere.

Così l’ho toccato e mi sono segato ancora. Erano passati venti minuti, ma me sembrava passata un’eternità.

Avevo voglia di godere.

Godere di te Padrona.

Così ho schiacciato forte e il tacco sembrava volere entrarmi dentro. Era come se volesse allungare il mio sesso, che non avevo mai visto così grande. Mentre la suola premeva sul mio cazzo e teneva la cappella lucida mi sentivo tirare dalle palle in su, e l’eccitazione si mescolava al dolore.

Ho risentito di nuovo la tua voce che diceva:
“Fammi vedere come gode una puttanella come te.”
Così ho appoggiato la testa, ho inarcato le gambe e premendo sempre più ho iniziato a muovermi. Tutto il mio corpo si muoveva avanti e indietro come se stesse facendo l’amore con quella scarpa. Ero in estasi.

Ogni tanto aprivo gli occhi, per controllare il tempo, e il tempo sembrava non passare mai. Prima i movimenti erano lenti poi sempre più veloci. Sino a quando mancavano solo tre minuti allo scadere della mezz’ora e solo allora ti ho sentito per l’ultima volta.
“Ora fermati, voglio far godere io questa puttanella.”
Così mi fermo col corpo e con le mani inizio a muovere la scarpa avanti e indietro.

Sentivo i testicoli enormi con una voglia matta di godere.

Il tacco che premeva forte.

E quando lo alzavo leggermente mi dava un dolore tremendo, ma nello stesso tempo un’eccitazione tremende.

Alzo gli occhi vedo che mancano ancora due minuti allo scadere della mezz’ora ma non riesco più a trattenere il maiale che è in me. Mi lascio andare e il mio cazzo esplode in una sborrata senza fine.

Le mani cadono accanto al corpo, la scarpa è ancora sul mio pene e rimango così per qualche minuto. Non avrei neanche voglia di ripulirmi, sono talmente stanco, pieno di piacere che vorrei rimanere così per sempre.

Ma poco dopo mi accorgo che devo alzarmi. Così, prendo la scarpa, la immergo nello sperma e la porto alla bocca. Inizio a leccarla e ritorno il porco che sono. Lo lecco avidamente, e in poco tempo non c’è sopra niente e allora di nuovo a ricoprirla di sborra per leccarla di nuovo.

Ne vorrei ancora e infatti mi alzo, appoggio la scarpa davanti al mio cazzo ormai moscio e lo spremo, escono una, due tre gocce che lecco subito con avidità.

Finito, mi ricompongo e mi guardo allo specchio.

Guardo quanto sono porco ma nello stesso tempo quanto sono inutile. E un senso di vergogna mi assale forte, la vergogna di me stesso. E penso che direbbe la gente se mi vedrebbe così.

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